Comune di Cusano Mutri  
 
 
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STORIA
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[storia locale]  il brigantaggio
 
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Le spie dei briganti Giovanni Barbieri, Andrea Longo, Antonio e Francesco Parciasepe, Giosuè del Negro informano i capi che l'occasione è propizia per invadere Pontelandolfo. Non tutti sono d'accordo; scoppia una lite tra i due ex sergenti borbonici: Giuseppe Leone e Cosimo Giordano per questione di comando; si sfidano a duello e Don Giuseppe Leone ferito, si sottomette a Cosimo. Questi tergiversa; non pare del tutto convinto della necessità di invadere il paese; alla fine acconsente per le pressioni che fanno su di lui i pontelandolfesi Saverio Di Rubbo, Salvatore Rinaldi, Nicola, Andrea e Michelangelo Mancini, Carlo Tommaso Bisconti, Gennaro e Michele Rinaldi di Giuseppe e i figli di Romualdo Rinaldi. Insistono con Cosimo "Andiamo, andiamo, perché abbiamo fatto fuggire i galantuomini; i contadini sono con noi in concerto; il basso popolo ci aspetta, dunque non dobbiamo temere di nulla" (15). La banda dalla montagna scende a Pontelandolfo, ma attraversando S. Lupo ove spera di imporre una forte taglia e il governo borbonico, si trova improvvisamente sbarrata la strada dalle Guardie Nazionali e da 30 soldati piemontesi che sono lì per caso, di scorta a tre prigionieri. Lo scontro dura più di due ore al centro del paese; tra il fumo degli spari si vedono cadere crivellati di colpi due briganti e un vecchio di S. Lupo che, inalberato uno straccio bianco sull'orlo di una canna, incita alla reazione (16). Cosimo Giordano con 30 uomini prosegue per Pontelandolfo ove effettivamente li aspettano i popolani in numero di duemila, avvisati per tempo del suo arrivo dagli arruolatori locali. Sono le cinque del pomeriggio e Cosimo Giordano chiede all'arciprete Don Epifanio De Gregorio (17) che ritornava in processione con grande concorso di popolo dalla cappella di S. Donato (18) ove aveva celebrato i vespri in onore del Santo, di riportarsi nella Chiesa Madre e qui cantare il Te Deum in onore di Francesco II. Si canta il Te Deum, indi briganti e reazionari locali devastano il posto di Guardia Nazionale, sfasciano le suppellettili, abbattono gli stemmi sabaudi; Gregorio Perugini fu Luca riduce in brandelli la bandiera tricolore ed aiutato da Gregorio Poletta Scarponaro, in segno di disprezzo ne infrange l'asta di legno tra i rami di un albero. Il caos che regna nel paese è indescrivibile; ancora oggi nel circondano si dice "Facci(o) venì l(e) sette d'aust", in caso di rabbia o di vendetta (19). Nel trambusto di questo 7 agosto 1861 a Pontelandolfo, è ferito mortalmente l'eremita di Sassinoro; Saverio di Rubbo uccide di sua mano Angelo Tedeschi di S. Lupo. Gregorio Perugini conduce Donato Luciano, Gennaro Di Rubbo di Saverio, Salvatore Rinaldi Matteo, in casa dell'esattore fondiario Michelangelo Perugini; gli sono addosso; lo ammazzano a colpi di scure (20) e lasciano che il cadavere bruci nella casa che danno alle fiamme. Di poi saccheggiano le case di Salvatore Longo, del Sindaco don Lorenzo Melchiorre, di Iadonisio in parte, del medico Dionisio Lombardi e dell'architetto Antonio Sforza. I proprietari erano fuggiti due giorni avanti, chi cercando scampo a Benevento, chi a Napoli. L' 8 agosto arrivano a Pontelandolfo i reazionari di Casalduni e Campolattaro; si danno convegno nella bettola di Carlo Orsini per concordare altre reazioni. A Guardia Sanframondi disarmano la Guardia Nazionale beffata con il nome di Guardia Nazionale di Pulcinella; il 10 agosto assalgono il comune di Faicchio. La banda conta 200 uomini ed è attaccata sul monte Parata dalla 11° Compagnia del 62° Reggimento Fanteria; sette briganti sono uccisi, altri sette rimangono feriti. Intanto i briganti di Campolattaro di intesa con quelli di Decorata, di Colle Sannita e del Matese 1' 8 agosto instaurano nel loro paese il governo provvisorio (21). Aggrediscono la grande casa gentilizia del giudice supplente Giosuè De Agostini; il palazzo ospita l'Archivio Comunale, il Monte Frumentario pubblico e i titoli dei beni nazionali dell'Ordine Costantiniano per la provincia del Molise. I due figli del giudice l'uno prete e l'altro Mario, Comandante delle Guardie Nazionali, vi si sono trattenuti fino al giorno 7, accogliendo nella marchesale casa-fortilizio tutti i concittadini, impauriti dalle notizie arrivate da Pontelandolfo e le Guardie Nazionali mobili dirette da un ufficiale di Pesaro. Visto che i rinforzi non arrivano a Benevento, giudicano più prudente abbandonare Campolattaro. I briganti, rimasti padroni della situazione, ardono gli archivi comunali, la biblioteca, i quadri, disperdono il Medagliere e distruggono il vanto di casa De Agostini: la famosa tavola di bronzo alimentaria dei Liguri Bebiani nota in tutta Europa; si impossessano delle doti in contanti delle figlie e dei corredi; minacciano di fucilare il domestico Saverio De Angelo che è salvato dal brigante Domenico di Mella alias Mincaglione (22). Il giudice che è riparato dietro esortazione dei figli a Napoli fin dal 1 agosto, va in grande collera per la dispersione delle opere d'arte di cui è collezionista e ritornato a Campolattaro, indaga - Cicero pro domo sua - sui promotori del misfatto. Scopre così che i capi della rivolta sono stati il prete quarantenne Domenicantonio Iadanza proprietario e maestro di scuole primarie, don Alfonso Leone possidente di 30 anni garibaldino, Antonio Mucciacciaro detto Pilo di Crapa di Morcone massaro proprietario, Sigismondo Cifaldi locandiere - possidente - sagrestano, Antonio Morelli detto Cozzicchio e Michelangelo De Nisi entrambi possidenti e soldati sbandati. Indica tutti costoro come capibriganti e compila un elenco distinto di 8 sbandati-briganti, di 33 paesani-briganti e 37 ribelli-saccheggiatori (23). Nonostante la sua tarda età, non esiterà a mettersi alla testa della Guardia Nazionale di S. Croce di Morcone per acciuffare Antonio Mucciacciaro Pilo di crapa e Nicola Migliarese che saranno fucilati (24). Sempre nella stessa sera dell' 8 agosto ed intorno alle 23, molti cittadini reazionari sventolando una bandiera bianca ed inneggiando a Francesco II, si danno a scassinare le porte delle abitazioni del sindaco don Luigi Tedeschi, del cancelliere don Gaetano Nardone e dei figli don Carlo e Notar Armando Nardone, del sacerdote don Pietro di Mangano, distruggendo il mobilio, rompendo le lastre delle inferriate, bruciando al medico Carlo Nardone due librerie in Medicina e Chirurgia ed altre carte di famiglia. Accendono il fuoco in mezzo alla piazza e vi buttano dentro molti mobili della casa del sindaco e libri del cancelliere; assalgono il Corpo di Guardia e infrangono i ritratti di Vittorio Emanuele e Garibaldi. Il giorno dopo fanno il disarmo dei pochi fucili esistenti nelle masserie e nel paese appartenenti ad individui della Guardia Nazionale; si uniscono indi alla banda di Pontelandolfo (25). Quivi il 9 agosto viene assalita la corriera postale, sfondato con pietre lo sportello su cui è inciso lo stemma sabaudo; sono derubati i passeggeri e a stento è risparmiata la vita al capitano Campofreda (26). Sulla torre di Pontelandolfo sventola il vessillo borbonico; si teme che altre reazioni possano verificarsi nel circondano. Il Governatore di Campobasso Giuseppe Belli (27) volendo scongiurare un attacco brigantesco alla città, spedisce verso Sepino un drappello del 36° Fanteria e chiede aiuto al generale Villerey di stanza ad Isernia; si rivolge ai governatori di Benevento e Caserta perché facciano sorvegliare la strada consolare (28). Il Governatore Belli con tali provvedimenti genera, senza volerlo l'eccidio del drappello costituito da quaranta soldati e quattro carabinieri comandati dal luogotenente Cesare Augusto Bracci. Vero è che egli aveva ricevuto l'ordine di fare argine ai briganti e di non tentare lo scontro diretto; invece si lascia vincere dall'impazienza e si dirige verso Pontelandolfo (29). A mezzogiorno arriva in vista del paese inalberando una bandiera bianca in segno di pace; uno dei suoi uomini attardatosi in contrada Colli o Borgotello è ucciso da un colpo di arma da fuoco. Don Saverio Golino e il figlio Paoloantonio vedono i soldati andare in cerca di viveri e la gente chiudersi dispettosa in casa rifiutando loro anche il pane. Ne sono dispiaciuti e forniscono i soldati del necessario; poiché si accorgono che Carlo Tommaso Bisconti sta dando l'allarme contro i soldati per la via di Campolattaro ed altri di Pontelandolfo eccitano i paesani contro di loro, consigliano al luogotenente Bracci per maggiore sicurezza, di rifugiarsi nella torre dei Perugini. L'ufficiale ci rimane per poco; trova più opportuno puntare su S. Lupo distante da Pontelandolfo 10 km. per dirigersi via Telese per Caserta. Prende la nazionale, ma al ponte Lente fatti appena 2 km., vede scendere dalle contrade Minicariello e Cerquelle i contadini armati, mentre sopraggiunge da S. Lupo il capobrigante di Casalduni Angelo Pica. Due soli soldati si salvano nascondendosi in un cespuglio, cinque cadono in combattimento, agli altri componenti del drappello è preclusa ogni via di scampo; fatti prigionieri, ivi compreso il luogotenente Bracci ferito nello scontro, sono portati a Casalduni (30). Qui il sindaco Don Luigi Orsini bada solo a provvedere i briganti di quanto loro occorre e paga 12 di loro al giorno in ragione di grana 25 ciascuno perché assicurino l'ordine pubblico e sorveglino pure i soldati piemontesi fatti prigionieri. Il capobrigante Angelo Pica gli domanda insieme con altri che cosa debba fare dei prigionieri. A tutti, con notevole incoscienza, risponde che ne possono fare quello che vogliono, mentre poteva dire di tenerli prigionieri e così non sarebbero stati fucilati. Don Filippo Corbo pensa solo a ricevere omaggi come capo riconosciuto della reazione; Nicola Romano 2° eletto a girare per le vie armato di mazza munita di un asta di ferro pungente contro eventuali oppositori (31). Alle 22,30 si decide di uccidere i piemontesi; essi cadono "sotto i colpi di schioppo, di scure, di falce, di zappelle, di pietre" (32). Nicola De Angelis, verso le ore 24 con una grossa mazza finisce di uccidere altri sei piemontesi semi-vivi (33). Nonostante il parere contrario di Nicola Romano 2° eletto, che avrebbe voluto che i cadaveri fossero bruciati, alcuni cittadini pietosi girano nel paese per l'elemosina onde poter seppellire i cadaveri. Questo documento finora inedito (34), getta una luce sinistra su di un episodio di bieca ferocia: 
14 settembre 1861 
CASALDUNI 
COMANDO DELLA GUARDIA NAZIONALE 
Al Signor Intendente del Circondano di 
CERRETO 
Signore, Mi viene a notizia che rattrovasi costà arrestato un tal Angelo Santangelo di Mercogliano, il quale in qualità di cocchiere stava al servizio di Don Francesco e Donna Vincenza De Angelis, e che fu il primo ad insorgere, muovendo a cavallo fin dal dì 4 agosto pel Matese, e che il dì 7 detto fu pure il primo ad invadere Pontelandolfo, e quindi Casalduni. Fra i molti e gravi misfatti, che gli si addebitano, sono pur troppo rimarchevoli le sevizie da lui usate verso i 34 infelici soldati Italiani, fino a passare e ripassare col cavallo in corsa su i di loro corpi, terminando in tal modo di uccidere i moribondi, i feriti leggermente, e molti non affatto colpiti dalle scariche di moschetteria, ma perché avvinti da ceppi giacevano distesi al suolo fingendosi estinti. Da varie circostanze si anno gravi elementi che i cennati De Angelis sieno stati i motori della reazione, insinuando, anzi obbligando il detto di loro cocchiere ad arrolarsi tra i briganti, perciò La prego fare interrogare il Santangelo per tali fatti, onde la giustizia non ne perda le tracce. 
___________ 
NOTE 
15. Ibidem, pag. 89. 
16. Archivio di Stato Napoli - Alta Polizia - Fascicolo 180 - Relazione dell'intendente di Cerreto in data 9 agosto 1861. 
17. L'arciprete De Gregorio è stato ritenuto filo-borbonico in considerazione del libro "L'astro nella tenebria, ovvero l'immortale Ferdinando II, re del Regno delle due Sicilie", da lui dato alle stampe a Napoli nel 1852, presso lo Stabilimento dell'Antologia legale di Domenico Capasso. 
18. La Cappella di S. Donato. posta all'inizio del paese, è stata di recente abbattuta perché ostacolava la visibilità nell'incrocio tra la strada portante a Pontelandolfo e la nazionale Napoli-Campobasso. 
19. Vittorio Simeone di S. Lupo ha così affermato nella testimonianza, orale nell'aprile del 1974. 
20. Alfredo Zazo in Samnium 1951 n. 3, pag. 103. 
21. Alfredo Zazo in Samnium 1953, n. 3, 4, pag. 110. 
22. Archivio di Stato Napoli - Alta Polizia - Fascio 180. Esposto del Giudice Supplente di Campolattaro Cavalier Giosuè De Agostini diretto al Ministro Filippo De Blasio - Dicastero Interno e Polizia Napoli in data 9 agosto 1861; altro Esposto dello stesso giudice al Luogotenente Generale del Re Generale Cialdini, Napoli in data 15 agosto 1861. Le due inedite istanze sono riportate da Alfredo Zazo in Samnium 1953, n. 3-4 alle pagg. 108-114. 
23. Il giudice distingue su 8 sbandati-briganti: possidenti 7, braccianti 1; su 33 paesani-briganti: possidenti 13, braccianti 12, muratori 2, artigiani 1, fuochisti 2, armieri 3; su 37 ribelli-saccheggiatori: possidenti 25, braccianti 10, inservienti del comune 2. 
24. Archivio Stato Napoli - Alta Polizia - Fascio 180 - Telegramma del Governatore Gallarini al Luogotenente del Re. 
25. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 Campolattaro - Lettere del Sindaco all'intendente di Cerreto accampagnate dall'elenco nominativo dei briganti arrestati in data 9 e 12 settembre 1861. 
26. Archivio di Stato Napoli - Alta Polizia - Fascio 180 - Relazione 4e1 Sindaco di Pontelandolfo Saverio Colino inviata al Governo Luogotenenziale a Napoli in data 18 settembre 1861; riportata da Alfredo Zazo in Samnium 1951 n. 3. per l'episodio citato cfr. pagg. 90-91. 
27. Nato ad Atripalda (1817-1877) E. Micheli. Dizionario del Risorgimento nazionale. Vallardi 1930, Il. 
28. Samnium 1951, n. 3, pag. 91. 
29. Archivio di Stato Napoli - Alta Polizia - Fascio 180 - Relazione del maggiore generale ispettore dei RR. CC. del 18 agosto 1861. 
30. Relazione Golino cit. 
31. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio Casalduni 1861. Deposizioni raccolte dal delegato di Pubblica Sicurezza del Circondano di Cerreto Saverio Marchesiello e da Fabrizio Capuano ufficiale di 3a classe il giorno 19 settembre 1861. Deposizioni raccolte in Casalduni dal Magistrato che istruisce il processo contro i reazionari; per disposizione del Prefetto di Benevento è coadiuvato dal 16 novembre 1861 dal delegato di Pubblica Sicurezza di Pontelandolfo, Colle e Baselice, riammesso in servizio dopo i fatti di Pontelandolfo a seguito dei quali era stato sospeso per codardia il 10 agosto 1861. 
32. Vincenzo Mazzacane articolo pubblicato sulla rivista storica del Sannio n. 3, del 1923 "I fatti di Pontelandolfo nel manoscritto di un contemporaneo". 
33. Deposizione di Lorenzo Corbo fu Giovanni di anni 36 da Casalduni, resa al delegato di Pubblica Sicurezza Marchesiello il 19 settembre 1861. 
34. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Sottoprefettura Cerreto. 
 
 
200309