Comune di Cusano Mutri  
 
 
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STORIA
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[storia locale]  il brigantaggio
 
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"Il Brigantaggio nella Provincia di Benevento 1860-1880" De Martino, Benevento, 1975 
ALLARME NEI CIRCONDARI 
"PONTELANDOLFO E CASALDUNI" 
di Luisa Sangiuolo  
…… […] Una zona di frizione è senz'altro Casalduni il cui capobrigante Filippo Tommaselli scorazza dai monti di Vitulano e Cervinara fino al bosco Montrone in tenimento di Fragneto Monforte per arruolare gli sbandati e spedirli sulla giogaia del Matese. La pagliaia di contrada Colli, Fontana Greca e il bosco Ferrarise costituiscono di giorno le località di riposo e di sosta dei briganti di cui 8 sono di Pontelandolfo, altri di Casalduni, Ponte e Vitulano. La banda Tommaselli di media formazione, mantiene stretti rapporti con quella del vitulanese, di Pietraroia attraverso la montagna della Parata e di Terra di Lavoro al di là di Piedimonte d'Alife (1). Ancora più temibile è la banda dei 150 Cusanesi capitanata dai capibriganti di Civitella Licinio Bartolomeo Conte, Giuseppe Ciaudella e Luigi Di Biase. Si è costituita nel mese di luglio '61 nei boschi di Pietraroia; vi affluiscono individui di Sepino, Guardia Regia, Morcone, Cusano, Civitella e Pietraroia, di Gioia Sannitica e Faicchio. I proprietari di Cusano non tralasciano le più vive insinuazioni ed anche le minacce per vedere presentati i briganti del Comune; chiedono di essere armati per agire spietatamente contro di loro. Sgomenti Biagio Di Biase, Pietro De Rosa, Pasquale Ciaudella e Bernardino Conte da Civitella Licinio, tutti genitori dei briganti, chiedono alle autorità alcuni giorni di tempo per rintracciare i figli ed indurli alla presentazione. In particolare nell'ambito della grande banda, tre piccole comitive, operano entro zone bene delimitate di influenza, quella dei veterani in numero di 15 in contrada Madonna della Libera, dei cinque agli ordini di Gabriele Varrone in luogo detto delle Metole, dei quindici di Pietraroia sotto la guida del capobrigante Domenico Colantuono e dei gregari Pasquale Iorillo ex gendarme borbonico e Francesco Bello, sulla montagna della Defensa (2). A seguito di dissensi affiorati tra i componenti la banda dei 150 Cusanesi accenna sullo scorcio di agosto a dividersi in due; l'una rimane ad operare nei confini di Pietraroia, le altre di Civitella e di Gioia operano in direzione di Cantalupo e Roccamandolfi di Molise (3). Dal - giugno 1861 il Delegato di Pubblica Sicurezza di Pontelandolfo Vincenzo Coppola ha scoperto una cospirazione borbonica; tuttavia le perquisizioni e gli arresti non sono condotti uniformemente; i sospettati avvisati a tempo dai soliti proprietari agrari che fanno il doppio gioco, tolgono di casa gli oggetti compromettenti e mettono in salvo gli amici. Ecco la pressante riservatissima diretta da lui il 9 giugno '61 al Segretario Generale del Dicastero dell'Interno e Polizia di Napoli. "... Flagello tremendo è il partito clericale tramite il confessionario, le insinuazioni segrete sulla scomunica, le istruzioni di massime sovversive. Esso ha indotto in alcuni paesi perfino a ributtare il pane dai poveri, cui si dava per la festa nazionale. Alle donne ha inculcato di non prestarsi ai propri mariti e a fuggirli quando, o dalle confusioni di quelle o dai fatti sapevano che quei coniugati fossero liberali, assicurando che l'anatema fulminato dal Papa, colpirebbe le mogli che a' scomunicati mariti si avvicinassero, e che Iddio le avrebbe maledette alla dannazione dell'anima! Questo partito, sotto il vessillo della religione, scatenerà la guerra civile. Che sia a lui concesso di operare degli arresti di quelli che maggiormente operano con i loro misteriosi mezzi" (4). Il delegato è furibondo e torna alla carica segnalando all'intendente di Cerreto "circostanze imponentissime da far temere tristi eventi". I proprietari hanno trovato il modo di eludere l'obbligo di arruolarsi nella Guardia Nazionale che a Pontelandolfo è costituita in minima parte da artigiani e agricoltori e per la quasi totalità da braccianti. Essi a causa della mietitura si sono quasi del tutto trasferiti nelle Puglie in emigrazione stagionale e spesso il posto di guardia è restato chiuso. Il capitano Giovanni Perugini, senza più militi, minaccia le dimissioni. Eppure a norma della legge 4 marzo 1848, degli articoli 113 e seguenti, è nella facoltà dell'intendente mobilizzare i militi spostandoli da un comune all'altro in caso di bisogno. L'intendente impressionato (Coppola dice che le conseguenze possono verificarsi facilmente presto), dispone la mobilizzazione di 10 militi di Morcone, 10 di Casalduni, 5 di Campolattaro e 5 di S. Lupo per 10 giorni, indi richiede una brigata di carabinieri al Governatore Carlo Torre. Questi si sorprende che Pontelandolfo sede di mandamento e centro di 5.000 abitanti, abbia militi nazionali di professione braccianti, fatto assai grave e in aperta violazione alla legge. Dispone che una colonna mobile di truppa vada in giro per la Provincia per parecchio tempo, a disposizione specialmente del Delegato Coppola di Pontelandolfo per distruggere le bande brigantesche. I capitani della Guardia Nazionale di S. Lupo e Morcone rispondono negativamente alle richieste di mobilizzazione delle Guardie; le casse dei comuni devono anticipare le diarie e non hanno denaro liquido bastevole (5). Il Comitato borbonico fa leva su don Giuseppe Leone di Casalduni ex sergente borbonico, cui riconosce il grado di Maggiore per aver arruolato 169 individui ed aver organizzato la reazione in Campolattaro, Fragneto e Pontelandolfo (6). In quest'ultimo paese operano ben 43 arruolatori (7) con segreta avvedutezza agli ordini del generale borbonico Bosco. Innamorato della Regina Maria Sofia di Baviera che ha protetto sugli spalti di Gaeta mentre infuriava furibonda la battaglia facendole scudo con il proprio corpo, il generale impartisce ordini a Don Filippo Tommaselli indirizza gli emissari di Borjés nella Valle Telesina specialmente a Solopaca (8), tiene collegamenti con il conte di Laurenzana nel Cusanese (9) con don Achille Del Giudice e don Filippo Onoratelli oltre Pietraroja nella zona di confine con il Matese (10), con don Luigi Orsini sindaco di Casalduni don Vincenzo De Angelis e don Filippo Corbo dello stesso comune (11) con don Achille lacobelli di S. Lupo, tutti egualmente conservatori nostalgici, apparentemente schierati dalla parte di Vittorio Emanuele e tuttavia abilissimi negli intrighi in momenti di incertezza e di disordine politico. Ormai il circondario di Cerreto è una è polveriera pronta a saltare per aria, a coinvolgere in una immane rovina quanti contribuiscono alla seconda reazione, fatta eccezione s'intende, per i mandatari troppo esperti per rimetterci di prestigio o di carriera. I briganti regi costituiti da soldati sbandati di Pontelandolfo, S. Lorenzo Maggiore, Casalduni, Campolattaro, Morcone e Solopaca, affluiscono sulla montagna compresa fra Pontelandolfo e Pietraroja. Nella notte del 1 Agosto, mentre il Sindaco di Pontelandolfo don Lorenzo Melchiorre è intento ad organizzare personalmente le Guardie Nazionali nel Corpo di Guardia assistito dall'ufficiale Francesco Perugini, gli si presenta Gennaro Rinaldi Sticco con un biglietto di ricatto da parte di un fantomatico sergente Marciano comandante della banda con una richiesta di 8.000 ducati e due some di armi entro due giorni, pena la distruzione dell'abitato. Il biglietto era stato invece ideato da Gennaro e Michele Rinaldi, da Michelangelo, Nicola ed Andrea Mancini Scudanigno. Il Sindaco Melchiorre rivolge una petizione urgente al Governatore Gallarini per ottenere soccorsi immediati ed in effetti il 3 agosto arriva a Pontelandolfo l'eterno colonnello Giuseppe De Marco alla testa di 200 guardie mobili. Potrebbe ben ottenere qualche positivo risultato con tanti uomini ai suoi ordini, ma si guarda bene di affrontare i briganti, allorché viene a sapere che nelle contrade Minicariello e Cerquelle comprese tra Pontelandolfo e S. Lupo, sono in armi i contadini aizzati dal cavaliere Achille Iacobelli (12). Lo conosce bene per essere stato nel 1856 alle sue dipendenze a Telese quale direttore di alcuni suoi mulini; non per niente l'egregio datore di lavoro lo aveva denunziato come liberale (13). De Marco non trova di meglio che rassegnarsi agli eventi e, considerato con quale volpone ha da fare, il giorno 5 agosto "lascia la borgata in uno stato molto peggiore di prima" (14).  
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NOTE 
1. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Rapporti al Sottoprefetto di Cerreto da parte del comandante della Guardia Nazionale di Casalduni in data 25 settembre 1861, 2 e 14 ottobre 1861; del Sindaco di Casalduni in data 14 ottobre 1861, del Delegato di pubblica sicurezza in data 20 novembre '61. 
2. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Cusano. Lettere del Giudice di Cusano in data 3, 5, 22 settembre 1861 al sottoprefetto di Cerreto; illustrano la composizione delle bande. Lettere del sindaco di Cusano in data 4, 19, 20 settembre '61 al Sottoprefetto di Cerreto. 
3. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Rapporto al Sottoprefetto di Cerreto n. 161 del 26 settembre 1861 del Giudice di Cusano. Contiene l'elenco delle successive presentazioni dei briganti spontaneamente presentatisi, in ottemperanza al disposto del Governatore di Benevento che dava facoltà di mettere in libertà provvisoria i reazionari che si fossero presentati. 
4. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Sottoprefettura Cerreto - L'intendente respinge l'istanza perché il delegato non si è attenuto alla circolare del Dicastero in data 5 maggio '61, relativa alla gerarchia da osservarsi nella corrispondenza officiale. 
5. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Sottoprefettura Cerreto - Rapporto all'intendente del delegato di Pubblica Sicurezza Vincenzo Coppola del 27 giugno, 25luglio 1861. 
6. L'elenco nominativo dei 169 individui arruolati da Don Giuseppe Leone di Casalduni è stilato dal Delegato di Pubblica Sicurezza di Pontelandolfo - Trovasi nel Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio Casalduni 1865. Solo in quest'anno si appurò la parte da lui avuta nella reazione di Campolattaro, Fragneto e Pontelandolfo. Testimoni compiacenti avevano asserito che non lui, ma Alfonso suo fratello (fucilato a Cerreto) aveva fatto parte della reazione, invece Don Giuseppe Leone a cavallo aveva assistito al massacro dei soldati piemontesi in Casalduni. L' 8 maggio 1865, aveva trovato il modo di farsi nominare segretario-vice di Casalduni. 
7. L'elenco nominativo dei 43 arruolati borbonici di Pontelandolfo è riportato da Alfredo Zazo in Samnium 1951. n. 3 nell'articolo "Nuovi documenti sulla reazione di Pontelandolfo e Casalduni" alle pagine 83-84, sulla scorta della relazione medita del Sindaco di Pontelandolfo Saverio Golino al dicastero dell'Interno e Polizia in Napoli 18 settembre 1861, Archivio di Stato Napoli - Alta Polizia - fascio 180. 
8. Municipio di Solopaca: carteggio Borjés con i briganti del luogo. 
9. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio '61 - Cusano - Aprile, maggio, giugno, luglio, agosto 1861. 
10. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio Pietraroia 1861. 
11. Museo Biblioteca Archivio Storico del Sannio Benevento - Brigantaggio 1861 - Casalduni. 
12. A S. Lupo la tradizione popolare indica Achille Iacobelli come uno dei principali promotori della reazione. All'uopo Salvatore Ciaglia di contrada Coste ha spontaneamente asserito nell'aprile 1974 che il prozio Giuseppe Ciaglia recatosi il 15 agosto 1861 a S. Lorenzo Maggiore per rendere visita ad una sorella ivi maritata, coinvolto in una rissa tra il cognato e il suocero della sorella, fu incolpato di essersi appropriato di una somma di danaro e pertanto associato al carcere di Benevento, ove rimase in attesa di giudizio ben tre anni, prima di vedere riconosciuta la sua innocenza. Nel periodo di forzata prigionia venne a contatto con i briganti regi rinchiusi nello stesso carcere; essi maledicevano Iacobelli responsabile della reazione e gran prestigiatore. Per non essere denunciato, Iacobelli aveva testimoniato davanti ai giudici in fase istruttoria, l'estraneità ai fatti dei contadini di Minicariello e Cerquelle suoi fittavoli, mentre essi non solo dietro sua istigazione avevano preso le armi, quanto avevano tagliato la ritirata ai 45 soldati, facendoli prigionieri e consegnandoli ai casaldunesi per il massacro. 
13. Archivio di Stato Napoli - Ministero Polizia, fascio 1064 - Denuncia di Achille Iacobelli contro Giuseppe De Marco, liberale. Cfr. Alfredo Zazo: Il Sannio nella rivoluzione del 1860, Benevento, Cooperativa Tipografi 1927 ed Antonio Mellusi: L'origine della provincia di Benevento, De Martini, 1911, pp. 86. 
14. Relazione Saverio Golino cit. in Samnium 1951 n. 3, pag. 83. 
 
200309