Comune di Cusano Mutri  
 
 
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[storia locale] cronologia feudale
 
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fonte: “CRONOLOGIA FEUDALE DI CUSANO MUTRI - Estratto dalla RIVISTA STORICA DEL SANNIO, Anno III - Gennaio-Dicembre 1986 - N.3. di Vito MATURO. 
 
Cronologia feudale di Cusano Mutri 
 
Tralasciando la  <<vexata quaestio>> se l’attuale Cusano Mutri sia da identificarsi con la sannita Cossa (1), i primi riferimenti, per un elenco cronologico dei feudatari, li troviamo in Leone Ostiense che nel  <<Cronicon Anticuum>>  scriveva:  <<Hildebrandus quoque Spoleti Dux>>,  donò a Teodemaro, abate di Montecassino tra il 778 ed 787,  <<Gualdum suum nomine Cusanum>> (2). 
 
Come ho ipotizzato altrove, si deve tuttavia ritenere che l’ordine cassinese avesse affidato il <<gualdum cusanese>>  ai confratelli benedettini di S. Vincenzo al Volturno giacché questi erano stanziati in S. Maria del Castagneto come signori della zona sin dal 703 (3). 
 
Con la venuta dei normanni, l’interesse particolare dei Sanframondo per il comprensorio cusanese può desumersi da un processo del 1053 svoltosi << in loco Sale iuxta Bifernum >>, dinanzi al papa Leone IX e riporatato dal << Chronicon Volturnese >>, dal quale risulta che un certo monaco Alberto, probabilmente fiancheggiato da un tale << Roffrida de Guardia >>, usurpò il monastero di S. Maria del Castagneto con tutti i suoi ricchi possedimenti. La sentenza, favorevole ai monaci volturnesi, non sopì la questione perché papa Nicola II, nel sinodo beneventano del 1058, ritornò sul problema e questa volta condannò anche il <<Normanno Conte Roffredo>>,  <<quondam Rofredo comitis filium>>, alla pena di mille aureorum mancusorum >>.  L’accusa era esplicita: il conte aveva spalleggiato il monaco Alberto nella sua secessione (4). A questo punto ci si deve chiedere se il conte Roffredo << de Guardia>> era un Sanframondo. A propendere per una risposta affermativa è la circostanza che già nella metà del sec. XII, i Sanframondo erano nella zona come conti di Cerreto. Secondo il Marrocco << la prima generazione si attesta storicamente vivente in questa nostra Normandia del Sud fra il 1080 e il 1120>>(5). 
 
Le fonti altomedioevali non consentono di stabilire con certezza quando il dominio dei Sanframondo ebbe inizio su Cusano. Resta certo però, che già lo avevano nel 1151 (6) e si mantenne fino all’estensione della casata, avvenuta nel 1461 (7). Per l’età moderna la storiografia si attesta pedissequamente alle vaghe notizie riportate dal Giustiniani (8), lasciando però vaste zone d’ombra nella plurisecolare storia di Cusano. 
 
Uno squarcio di luce viene da un inedito manoscritto qui appresso riportato e conservato nella Biblioteca Reale di Torino (9), che elenca la cronologia dei feudatari di Cusano ad iniziare dal 1448 sino al 1611. Non è stato possibile controllare l’esattezza delle informazioni, perché molti documenti dell’Archivio di Stato di Napoli sono andati distrutti nell’ultima guerra. Il manoscritto in parola però, è da ritenersi esatto perché coincide con un  altro documento simile conservato nel detto Archivio di Napoli (10) . Il manoscritto torinese, dunque, è di origine certamente napoletana, fu redatto tra il 1606 ed il 1611,  periodo in cui il feudo fu posseduto, con il titolo marchionale, da Bernardino de Barrionuevo, reggente del Collaterale (11). 
 
 
CUSANI CASTRUM  
 
Sanframondo  
Febbraio1448 detto Castello di Cusano se possedeva per Giovanni di Sanframondo conte di Cerrito del quale Castello, e contando né fu investito dal Re Alfonso per morte di Guglielmo suo padre, ut in tractum Castri Cerreti.
De Vera
Anno 1467 Re Ferrante asserendo possedere detta terra di Cusano, la vendè a Tarsia de Vera per ducati 2000 ut pacto remedi. Quintern. 4 fol. 196.
Clavellis
Anno 1478 detto Re vendè libere à Battista de Clavellis per suoi eredi e successori (quibuscunque) la detta terra di Cusano ut omnibus et cetera pro ducatis y 1200 Quintem. 7 fol. 124. 
Gaetano
Anno 1480 detto Battista permutò, detto Castello di Cusano con lo detto Castello d’Alvignano datoli da Onorato Gaetano Conte di Fondi. Assenus in Quintern. 7 fol. 176.
Gaetano  
Colonna
Anno 1508 Floramonte Gaetano possedento detto Cast. Di Cusano lo vende à Vespasiano Colonna Conte di Fundi. Assenus in Quintern. 8 fol. 126.
Colonna 
Carrafa 
Sanseverino 
Appiano 
Aragona
Anno 1520 Prospero Colonna Duca di Traetto e Vespasiano suo figlio primogenito dicono tenere in Feudum a Regia Curia, cioè esso Prospero li fiscali  di Cusano in annui ducati 202 grana 1 tarì 14 et esso Vespasiano tenere detta terra di Cusano la vende con li detti fiscali a Raynaldo Carrafa detto Carafello et promettendo che Cubetta di Sanseverino moglie d’esso Prospero, e Beatrice Appiano d’Aragona moglie di detto Vespasiano debbano consentire a detta vendita che se li farà per ducati 4700. Assenus in Quintern. 10 fol. 116.
Crrafa
Anno 1540 Don Pietro di Toledo viceré vende a Raymondo Carrafa le 2 Cause di detto Castello per  ducati 197 in feudum. Quintern. 15 fol. 270.
Carrafa 
Caracciolo
Anno 1558 Raymondo Carrafa reputa ex munc sequuta eius morte suo Nipote detto Castello di Cusano contemplatione matrimonij contrahendi frà detto nipote con Portia Caracciolo, una co le terre di Montefalcone, Montemitro, Civitavecchia e Molise, con certe case in Napoli et uno Giardino e masseria à Chiaia. Asasenus Quintern. 47 fol. 120-121. 
Carrafa
Anno 1562 Raymondo Carrafa denuntia la morte di  Don Raymondo Carrafa sua avo et Petit : Relevoir, 7 fol. 6.
Tufo
Anno 1562 Raymondo Carrafa vedè detta terra di Cusano con le detti fiscali, e con le 2 à Givanni Vincenzo del Tufo per ducati 9500. Assenus in Quintern. 60 fol. 81. 
Tufo Origlia
Anno 1568 detto Giavanni Vincenzo del Tufo vendè detta Terra à Gurrello Origlia con detti fiscali come li spettava per ducati 11000. Assenus in Quintern. 73 fol. 24. vel. 124 vel.224. Et taxatur in cedulario in ducatis 14 — 18 ½  e per detti  fiscali taxatur in ducatis 53- 6 ½.
Origlia Monsolino
Anno 1548 lo detto Gurrello Origlia permutò con Ferrante Consolino, il quale con excambio di detto Cusano li donò Faycchio: sicche possede detto Ferrante. Vide quintern. 32 fol. 122.
Barrionovo
Questo Castello de Cusano hoggi si posede per il Reggente Don Bernardino Barrionuovop per titolo di Compra sopra il quale have ottenuto titolo di marchese ; ciò è lo titolo che teneva di marchese sopra la terra di Cervinara li fù permutatao nella terra di Cusano ut in Quintern. 32. fol. 132 assensus super emptetionem predictam. 
 
 
 
 
 
           Fin qui il manoscritto torinese, a completamento del quale si può solo aggiungere che il feudo di Cusano nel 1605 passò, per debiti, da Ferrante Monsorio alla Regia Corte. Fu compratop per ducati 12120 da un tal <<Galvanico per persono nominando >> (12). Nello stesso anno passò al Borrionuevo, che ne fece un marchesato nel 1606. 
 
In seguito alla morte di Bernardino Birrionuevo, avvenuta in Napoli nell’aprile del 1611, il feudo passò alla figlia Maria che sposò il cugino don Garcia de Borrionuevo y Montalvo  -rispettando la volontà paterna-  esponente del ramo primogenito spagnolo della famiglia. Tutelato dal maiorascato istituito dal marchese Bernardino, la famiglia detenne il feudo fino alla morte di Gaspar de Barrionuevo avvenute il 30/12/1710 (13).  Per la Passività dell’ultimo possessore il feudo fu devoluto al Regio Fisco che tentò di tacitare sia gli eredi che i creditori (14). La  << Terra di Cusano con i suoi corpi e Beni, entrade Burgensiatiche e feudali, Ragioni, Giurisdizioni, ed intero stato per ducati venti sette mila cento, e cinquanta, e sei e grana sette 2/3 dè fiscali in feudum franchi d’Adoha sopra detta Terra>> furono stimati dal  R. Mezzano d’Arredamenti Nicola Manecchia (15). 
 
I cespiti erano: 
 
Il castello, seu Palazzo Baronale coll’intiero suo stato …. — Due bassi vicino d.° Palazzo, l’uno che serve per uso di Barbaria e l’altro per uso di Forno. Il comprensorio di case detto la Taverna con suo intiero stato, giusto il sud.° apprezzo valutato in rendita ducati cinquanta cinque — La Bottega lorda valutata di rendita ducati sessanta — La Casa dova si fa il Macello valutata per ducati dodici di rendita — Una casetta di sotto la Piazza valutata di rendita ducati due e tarì I — Un’altra Casetta nella strada della Capra, valutata di rendita carlini quindici — La Vigna detto Campetiello con suo casa giusta detto apprezzo di rendita sei — Il Castagneto detto Cesolla di rendita grana sessantacinque — Il territorio detto l’acqua calda — Un’altro territorio detto Piazza Piana — Un’altro detto à Fango, seu Sambuco — Un’altro territorio detto la Nocella, seu Sambuco — Un’altro territorio detto di Pistilli, seu Sambuco — Un’altro territorio la Fontana di Pietra Sasso, valutati di Territorj di rendita ducati dieci — Un’altro Territorio detto le Fontanelle. Un’altro detto l’Aria di S. Lucia. Un’altro detto la Fico sciocca — Un,altro detto le Pezze del Valdaro — Altro detto la chiusa di sopra il Trovolo valutato di rendita ducati sei e grana 10.  Altro Territorio detto la Corte del Signore, il Giardino detto a San Sebastiano. La Starza — Il Territorio detti li Casalini. Il Territorio detto il Paluda di Fontana Castellana - La Valle Silvana, valutati detti Territori di rendita ducati diciassette  grana 15.  Li Censi per la chiusa dello Cajazzano per lo territorio detto lo Tuoro, per la Vigna dell’Acquara,  per la Chiusa di S.Maria, seu di San Adriano, per la Chiusa a Titerno,  per la Chiusa detto lo Casale, seu la Torre per lo territorio detto la Trainera - Il censo di grana quindici si pagava dagli eredi di Ottavio Perillo per la Vigna detta della Serra, seu la Cupa della Terra per la chiusa detta li Pisciarelli - carlini 13 e cavalli sei di censi minuti dovuti sopra Case e Territorj da Cittadini, valutati detti censi di rendita ducati e sette t. 5 ½ .  La Mastrodattia — L’Adobo dovuto alla Camera Baronale per la Portolania - Il Molino detto da Capo con il suo intiero stato, e territorio ad esso adiacente - La tintera col suo intero stato, e con quattro Caldare grandi di Rame, e due piccole con pistone, seu maniche di ferro - Il Basso con le soppresse e ramiere per riponevi li grani — La soppressa a freddo con viti, e scrofole per stringere li grani con suoi cartoni - Un altro basso con tre bocche de Fornaci, coll’intiero suo stato. Le Balchere possedute dalla Baronal Corte in numero di sette con il suo intiero stato — Il Molino detto da Piedi con il suo intiero stato - Un pezzetto di terreno detto Fontana Castellana - La Colta di S. Maria — Et annui ducati cento e otto tarì 3.10  2/3  dè Fiscali Feudali, valutati per il d.°  Reg.° Mezzano Nicola Manecchia per ducati mille novecento settanta sei tarì 2.10 di capitale franchi  d’adoba. (16). 
 
Il 13 maggio 1716, a seguito asta pubblica bandita dal Regio Fisco, fu acquistato dal dottor Giuseppe Perrelli per 24300 ducati,  per persona da nominare,  e qui la matassa si ingarbuglia di note dolenti.  Il primo nominato fu don Felice M. Veronese che aveva fatto da prestanome a Mario Rano il quale, a sua volta, nominò il marchese di Possano, Vincenzo M. Moscato. Costui dichiarò di aver agito per conto di Raffaele Leone (17). 
 
Per questa serie di acquirenti simulati, non fu perfezionato il trasferimento  della Terra di Cusano. Le cose si complicarono ulteriormente quando nel 1728 ricomparve un pretendente spagnolo, Don Rodrigo di Mendoza figlio di Chiara Barrionovo e di Antonio Giuseppe di Mendoza marchese di Villa Garcia (18), il quale impugnò la vendita. La lite tra il Mendoza ed i Leone si protrasse fino al 1772 (19). Nelle more del processo erono deceduti tutti i presunti acquirenti per cui la vertenza venne continuata dai rispettivi eredi i quali contribuirono non poco ad intorbidire le già limacciose acque e solo nel 1785 fu appianata.  
 
Prima ancora che il processo fosse definito, la giurisdizione su Cusano era detenuta dai Leone (20). A Raffaele, presidente della Sommaria, successe il primogenito Domenico Antonio che tentò di alienare il feudo, dopo<<aver venduto tutti gli effetti liberi della casa>> (21).  Alla sua morte senza eredi diretti  successe il fratello Giuseppe Nicola e non sappiamo con quale diritto questi si fregiasse del titolo di marchese di Cusano (22). Alla morte di costui gli successe il primogenito Raffaele junior. Qest’ultimo non brillava certo di parsimonia se nel 1778 chiedeva al re di  poter mutuare dodicimila ducati dando in garanzia i beni feudali, poiché gravato da debiti di <<Piazza>>.  L’assenso gli fu negato per essere <<notoriamente dissipatore>>.  I debiti  - a dire della Real Camera di S. Chiara — li aveva contratti  <<per capriccio>>,  onde è giusto che senta la pena della sua mala condotta (23). 
 
La situazione economica, tre anni dopo, dovette peggiorare: nel 1789, infatti, chiedeva una dilazione per il pagamento delle imposte ed il rinvio di tre anni dell’intestazione del feudo, ma pregava che si annotasse nei registri che egli era il feudatario di Cusano (24).   L’intestazione avvenne nel 1790 (25).  Nel 1795 e nel 1798 il Fisco sollecitava il pagamento di rate di adoe arretrate, e addirittura nel 1804 minacciava il sequestro del feudo per un’insolvenza di 140 ducati (26). 
 
Significativo è il giudizio del 1786 istituito nel Sacro Consiglio, contro il marchese di Cusano Raffaele Leone, dallo zio d. Saverio Leone, presidente onorario del Tribunale della Sommaria. La vertenza era sulle <<distrazioni da esso Marchese fatte di beni soggetti a fedecommessi… ed in contravvenzione degli ordini dello stesso consiglio>>(27). Come risulta dal catasto napoleonico del 1807 i beni di don Raffaele erano insignificanti (28). 
 
Nel carteggio della <<Commissione liquidatrice del debito pubblico>> al 31/12/1807 si trova che l’ex feudatario asseriva possedere i seguenti diritti: <<Giudizionali (prime e seconde cause)… Mastrodattia, Zecca di Pesi e Misure, Portolania, Catapania ,Balliva, Scannaggio, Colta di S. Maria, Tintiere,  Gualchiere,  Molini,  Bottega e Taverna feudale,  Piazza,  Dogana, angaria e perangarie,  coma son molti altri fondi rustici, ed urbani tutti comprati sub verbe signante, specialmente la partita de Fiscali, in feudum di duc. centotto gr. sessanta, e due terzi annui >> (29). 
 
La detta commissione il 29/11/1812, in base ai documenti, gli liquidò solo la Portolania per ducati 200 più 10 d’interessi e la partita di fiscali,  << pel prezzo primitivo da lui sborsato in ducati mille novecento settantasei e grana cinquanta. E per l’ammontare di interessi attivi 98,82>> (30). 
 
Forse per il nostro marchese, come per tanti altri, l’abolizione di questo sistema, fu un’ancora di salvezza. 
 
Erano quelli, anche per i feudatari, anni di magra. A Cusano s’erano verificate rivolte. Nel 1780 Onorio Perfetto capeggiò quella dei lanaioli esasperati per la crisi del settore e ne scaturì l’incendio del castello (31).  Il 5 giugno 1782 nella fortezza di Cusano si consumò un  <<gran misfatto>>.  Un gruppo di manigoldi dopo aver legato  << a guisa di pecora >> il governante don Francesco Naccarella dei conti di Mirabella,  il cui mandato era scaduto da pochi giorni, gli violentarono la moglie Chiara Montanara, gentildonna napoletana (32). 
 
E quando fu abolita la feudalità  <<Il marchesale Castello che gli ricorda una lunga odiosa oppressione vien demolito a furia di popolo capeggiata bda don Giuseppe Franco che già aveva dal marchese ricevuto,  per piccolo fallo commesso, il significativo avvertimento di passar sotto forca>>(33).  I lavori di ripristino alla << camera marchesale>> dovettero esser fatti subito bene giachè nel catasto Murattiano del 1813 la si trova composta di  << membri 15 >>  e di Ia classe, una delle poche case di Cusano con tal  categoria delle 18 presenti (34). 
 
Queste esplosioni erano gesti di rigenerazione, il tentativo cioè di cancellare i segni di un potere che per secoli aveva condizionato  - e non sempre positivamente-  la vita sociale. 
 
___________ 
Note: 
 
1.       Sul problema cfr. A.M. IANNACCHINO, <<storia di telesia, sua  diocesi e pastori>>,    Benevento, tip. D’Alessandro, 1900 pp. 195-6; <<Guida d’Italia del Touring Club  Italiano>>,  << Italia Meridionale >>,  V. III  Milano, 1928 p. 344;  L. IAZZETTA, << Vita del   servo di Dio fra Carlo di S. Pasquale laico Alcantarino>>, Napoli, tip. Italiana, 1948, pp. 9-10;  A. MEOMARTINI , << I comuni della provincia di Benevento>>, Benevento, tip. De Martini, 1970, p. 250. 
 
2.      Neapoli 1616 , p. 116. E’ errata l’indicazione di A. M. IANNACCHINO << Storia di Telesia>>, cit. p. 196) che riporta un << Ildebrando Duca di Benevento >>. Alla sua stregua anche L. IAZZSETTA  (<<Vita>>, cit. p. 10). E’ da sottolineare che il longobardo Ildebrando, all’epoca era alleato  coi duchi di Benevento per la lotta ai saraceni. Su ciò cfr. anche A. Di Meo, << Annali critici diplomatici  del Regno di Napoli>>, V. III, Napoli 1746, pp. 202-4. Il termine longobardo <<gualdum>>  indicava una località boscosa, generalmente riservata per la caccia del Signore. 
 
3.      Cfr. Il mio << La riscoperta di un antico complesso monastico S. Maria del Castagneto in Cusano Mutri>>, in <<Archivio storico per le Provincie Napoletane>>, CII (1948), Napoli , 1986, p. 5. 
 
4.      Ivi p.4, le fonti relative sono nel << Cronicom Volturnese>>,  a cura di V. Federici, V. III, Roma 1938, pp.85-7, 98-101. Cfr. P. F. KEHR>>, <<Italia Pontificia>>, V. III, Berolini 1935, pp. 250-1; A. DI MEO, << Annali >>, cit. V. VII,  p. 335; V. XII, pp. 7-8. 
 
5.      D. MARROCCO, << Sulla geneologia del Sanframondo>>, estr. dell’<<Annuario dell’Associazione Storica del Sannio Alifano>>, Piedimonte Matese 1971, p. 5. N. VIGLIOTTI, San Lorenzello e la valle del Titerno>>, Napoli L.E.R., 1968,  p. 41, dice che il figlio di Raone Guglielmo  <<già padrone di molti castelli ottenne nel 1151 la Contea di Cerreto e Casali…>>. 
 
6.      G. MENNONE, << Riassunto storico dell’antico Sannio >>, s.d.e.e. (ma 1891). 
 
7.      D. MARROCCO, << Sulla geneaologia >>, cit., pp. 20-1. 
 
8.      L. GIUSTINIANI, << Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli >>, col. IV, Napoli 1802, pp.93-4. 
 
9.      Biblioteca Reale di Torino, fondo << Storia Patria o Storia Italiana >>, coll. 130 (1), f. 38-9. Ringrazio il Sig. GoffredoMorcaldo che l’ha rinvenuto, dandomene copia.   
 
10.      Archivio di Stato di Napoli (d’ora in avanti A.S.N.), << Processi della Sommaria, Attuari diversi >>, fs. 912, inc. 4, ff. 15v-16r. 
 
11.      L. BORIONOVI, << Il marchese di Cusano, un personaggio della Napoli spagnola>>,  << Samnium >>, LVII (1984) nn.1-2, p.20, p.22.  
 
12.      A.S.N., << Processi della Sommaria, Attuari diversi >>, fs. 912, inc. 4, f. 15r. 
 
13.      Cfr. L. BARIONOVI, << Il marchese>> ( cit. p. 24, n. 51 ), data al 1710 la morte senza eredi  di Gasparre Barrionuevo.  Con tale data concorda la << Breve Nota, in cui si dimostra che l’Onorario delle fatiche, e Palmario dovuti all’Avvocato D. Giacomo Fasulo etc.>>, Allegazione a stampa s.d.e.e., conservata nella Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, coll. S D IV B 9 (12). E’ tuttavia da rilevarsi che negli atti della <<Commissione  liquidatrice del debito pubblico>> (A.S.N., Sez. Amministrativa, in 4459, ff.  2v —3r) è scritto che vi vu nel 1706 una vendita del feudo di Cusano (non perfezionata) da parte degli eredi del quondam <<Gasparo Barrionovo>>. Si deduce che il marchese aveva istituito erede testamentario nei beni burgensiatici una tale Marta Campoli. Come altri eredi comparivono i figli, Gaspare, Melchiorre, Nicola e Marino. Probabilmente erano nati dall’unione con  la Campoli e poi legittimati. 
 
14.      Al proposito un voluminoso carteggio è in A.S.N.  (<<Intestazioni feudali >>, V. 116, inc.1954, ff. 115 e ss. ). Anche tale fonte conferma quanto detto nella nota precedente. 
 
15.      A.S.N. , << Commissione liquidatrice del debito pubblico >>, inc.4459, f. 2v. 
 
16.      << Ivi >>, ff. 3v-42. 
 
17.      A.S.N., << Intestazioni feudali >>, V. 116, inc. 1954. 
 
18.      <<Ivi>>, f. 82. CCfr. << Breve nota >>, cit. ff. n. n. 
 
19.      <<Ivi>>,  f. 115. 
 
20.       <<Ivi>>, V.114, inc. 1880. 
 
21.      <<Ivi>>,  V. 116, inc. 1954, f. 145. 
 
22.      <<Ibidem >>. 
 
23.       A.S.N., << Real Camera di S. Chiara, Bozze di consulta >>, V. 641, 17 novembre 1778. 
 
24.       A.S.N., << Intestazioni feudali >>, V. 116, inc. 1954, f. 108. 
 
25.       A.S.N., << Commissione liquidatrice del debito pubblico >>, inc. 4459, f. 12r. 
 
26.      A.S.N., << Intestazioni feudali >>, V. 116, 1954, f. 208. 
 
27.       A.S.N., << Real Camera S. Chiara, Bozze di Consulta >>, V. 584, 28 luglio 1786. 
 
28.       V. MATURO, <<Cusano Mutri nel catasto rurale di Giuseppe Napoleone Bonaparte>>, in  <<Annuario dell’Associazione Storica del Medio Volturno 1983>>, Piedimonte Matese 1984, pp. 241-55. 
 
29.       A.S.N. << Commissione liquidatrice del debito pubblico >>, inc. 445, f. 1r. 
 
30.       << Ivi >>, f. 12, r-v. 
 
31.       E. BERNICH, << Paesi dimenticati. Cusano Mutri >>, in <<Napoli Mobilissima>> (1902) fasc. I, p.II. Cfr. anche  A. CIPOLLETTA, <<Cusano Mutri nella sua bellezza>>, ms. del 1954, copia in mio possesso. 
 
32.       Su tale clamoroso processo cfr. G. RAFFAELLI, <<Contro a d. Vincenzo Durante, Giuseppe Marcarella, Onofrio, Generoso, ed Angelo Cassella >>, Napoli agosto 1783 (allegazione a stampa). G. M.  GIAQUINTO, << Il Regio Fisco a torto chiede di d. Vincenzo Durante la morte sulle forche, e questi chiede a buon diritto la sua libertà >>. Napoli 3 dicembre 1783 >> (allegazione a stampa). In << SAMNIUM >>, Una Giustizia in Cusano Mutri nel 1783 >>, n.1-2, V. XXII, p. 213. Notizie anche nel cit. ms. del CIPOLLETTA. 
 
33.      Traggo questa notizia dal CIPOLLETTA. Allo stato non ho rinvenuto altre fonti documentali. 
 
34.      Archivio di stato di Benevento, <<Vecchi Catasti, Cusano Mutri >>, Stato delle sezioni, f. 261, part. 312. 
 
 
 
200309