Comune di Cusano Mutri  
 
 
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STORIA
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[storia locale] memoria manoscritta
 
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<<Cusanum oppidum insigne est>> 
(Relaz. ad limina per Mons. Savino, 1596) 
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fonte: “CHIESA TELESINA  Luoghi di culto di educazione di assistenza nel XVI e XVII secolo” di RENATO PESCITELLI - Auxiliatrix, Benevento, 1976. 
 
CUSANO 
 
     Una lunga e bellissima memoria (1), manoscritta agli inizi del sec. XVIII, ci descrive l’origine di quest’altro grosso paese della Diocesi Telesina, la sua evoluzione, lo sviluppo ed i luoghi sacri che l’ornavano ed arricchivano. 
     L’ignoto memorialista vuole che questo “Castello” sia stato fondato da “Forasciti dell’olim Città di Telese, e Benevento antiche” e tutta la sua storia si impernia sulla maggiore e più vetusta Chiesa di Cusano: la Matrice intitolata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo, la quale, fondata sul finire del V secolo, ci attesta che il cristianesimo si diffuse in queste nostre zone sin dai primi secoli della predicazione del Vangelo. 
     Onde non togliere né aggiungere nulla a tanto pregio di descrizione e perché il lettore gusti da sé questo “Cenno di storia patria di Cusano”, ritengo opportuno trascriverlo integralmente anche perché si possono cogliere in esso località e denominazioni utili alla toponomastica e procedere ad una più organica ed approfondita indagine storica. 
 
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     “Questa Chiesa (dei SS. Pietro e Paolo) nel principio che da Forasciti dell’olim città di Telese, e Benevento antiche fu fondato il Castello di Cusano, fu fondata in mezzo del largo dentro esso Castello, che allora consisteva in settecento anime circa in numero di cinquanta fuochi ristretti in esso, ed era circondato da tre Torri, una che al presente vedesi sito sopra di un Sasso attaccata col Palazzo Marchesale, e Case del Castellano, questa ora sta smozzata, ed era la Torre maggiore, un’altra sotto le Mura della Chiesa predetta quale sta diruta attualmente più della metaà, ed un’altra da piedi il Fosso che ora dicesi Le Forgie, che sta in piedi, e sul principio detta Chiesa fu edificata in piccolo solamente coll’Altare de detti SS. Apostoli, ed al lato destro l’Altare della B. V. della Libera, e questa sito proprio al luogo ove attualmente sta in Fonte Battesimale, e perché diestro la medesima vi era un grossissimo Arbore d’Elce, veniva nominata in quel tempo la Chiesa Maggiore e Matrice del Castello, così da un Breve Apostolico fu dichiarata dalla felice memoria del S. Pontefice Felice Terzo (2) l’Anno della salute 490, in tempo che vi mandò il Primo parroco e li diede la facoltà di amministrare i S. Sacramenti  a Fedeli osservanti della nuova, e vera Legge di Cristo. Ed allora il ristretto di detto Castello era dal Circuito di esse tre nominate Torri circondato tutto da mua a fabbrica, Fossi, ed alture, con solo due Porte,  una sita proprio vicino il sasso dove sta edificata la sopradetta Torre maggiore, e l’altro poco più sotto la detta Venerabile Chiesa e per avere la comunicativa l’altre Torri con detta Torre sopra il Sasso vi era un ponte di legno, che si calava con funicelli per sopradetta Porta, per la qual causa si chiamava la porta del Ponte. E questo fu il primo sito del Castello di Cusano sino all’anno 490. 
     Poi essendosi moltiplicati le Genti sino al numero di mille, e cinto anime, e non potendo star tutti dentro il detto ristretto, crebbero l’Abitationi, e Fuochi dino al numero di cento, e sette, che distesero un braccio di case nuove sino ad un luogo ove al presente dicesi la Porta di mezzo, che prima in quel tempo si chiamava la Porta da Piedi, quel braccio d’Abitationi era pure unito col detto Castello, e fortemente circondato anche da Mura, Fossi, ed alture, come attualmente si vede, e conosce chiaro,  che a detta porta finiva l’Abitatione, perché sta con la serratura dalla parte di basso. E questo sin’all’anno 600, nel qual tempo pure la Chiesa suddetta fu ampliata in tre Cappelloni con Coretto, Cappellone, e Grada avanti la Porta, e fattoci in essa l’altare della Circoncisione del Signore e fu cominciata munire con qualche suppellettile, recidendoci in essa due Preti da Messa oltre il Parroco. 
     Dal qual tempo sin’all’anno 800 vi è più seguitorno a moltiplicarsi le Genti, e crebbero altresì le colture delle Campagne, ne quali molti si facevano nelle di loro possessioni qualche picciol comodo d’habitatione, ove dimoravano, chi in casette a fabbrica, chi in casette di pietra a secco, e chi in pagliaia, per non esser capienti nel Castello suddetto; ma quando erano tempi de sospettationi de Furbi erano astretti angusiosamente tutti ritirarsi in Castello, tolta poi la sospettatione tornavano di nuovo in esse Campagne, i quali benché erano tutti Cristiani battezzati, e credevano alla S. Fede non tutti potevano venire le Festi ad udire la S. Messa, ed imparare le cose necessarie, ed appartenenti alla Dottrina Cristiana, poiché chi per vecchiaia, quanto per maltempo, o altri impedimenti, non potevano frequentarle, anzi benché dal Parroco di detta Chiesa si fossero portati i Sacramenti, e Sacramentali all’Infermi per tutti i luoghi, ove commoravano, alle volte pure molti se ne morivano senza di quelli; mentre per la lontananza non giungevano in termine. Da indi poi per dar a questi il comodo di potersi sentir le messe, meglio istruirsi de documenti della S. Fede, e dare qualche agiuto a Moribondi, si unirono tutte le Genti, che abitavano per dette campagne, e quelle del Castello, pensarono edificare, siccome già edificarno in molti luoghi quindici Chiese, seu Cappelle sotto i titoli de diversi Santi, nelle quali, ed in alcuna fondarono alcune entrate, per beneficio de Sacerdoti, acciò in ogni giorno di festa fossero andati da detta Chiesa di S. Pietro in esse Chiese a dir Messa, e spiegarli la Dottrina Christiana, essendo in detto tempo cresciuti i Sacerdoti in buon numero. Le quali quindici Chiese, o Cappelle, furono edificate non  in un istesso tempo, ma fra molti anni interpellatamene, secondo le buone intenzioni, e disposizioni de medesimi, che abitavano in dette campagne in luoghi più folti di abitazioni, acciò fusseli reso comodo congregarsi le Feste per dette cause, come fu ascritto, ed annotato espressamente in un decreto fato in Contrad. Sudicio, et de consendu partium dalla fel. Mem. Di Monsignor D. Piretro Marioni Vescovo di Telese l’anno del Signore 1650 a 25 ottobre nella causa fra il Paroco di S. Pietro e S.Nicolò coll’Arc. Di S. Giovanni Battista”. 
A questo punto il memorialista enumera le Chiese, sulle quali ci soffermeremo in seguito, e continua: “Così si situorno le sopradette Chiese ne sopradetti luoghi dopo il citato anno 800 fin verso il 950 e così si mantennero fin verso l’anno 1100. L’abitationi nelle campagne erano nominate Casali, e vi era solamente l’unica Fonte Battesimale, e l’unico Paroco di detta Chiesa di S. Pietro, che amministrava i Sacramenti, e Sacramentali in tutti li predetti luoghi, come pure dal medesimo si esercitavano, e facevano tutte le funzioni Parrocchiali. Dal qual Paroco s’esigeva da tutti quelli, che abitavano, tanto in esso Castello quanto nelle pertinenze del medesimo a modo di Casali le decime, ius funerum, oblazioni ed ogn’altro spettante, secondo l’uso di detto Castello. 
 
     Dopo del quale anno 1100 essendo in quei tempi quantità de furbi, e figli d’iniquità gl’antedetti, che commoravano in detti Casali erano al continuo maltrattati, e rubati col star sempre esposti al pericolo, e patibolo, che giornalmente soffrivano, per li quali maltrattamenti si risolse per bene comune crescere l’abitationi a costo del Castello suddetto, come infatti sortì, che dalla Porta, che prima era detta porta da sotto il Castello, che ora si dice Porta di mezzo, sino ad un fortino in qual tempo a qual uso fatto, detto ora la Torricella, inclusovi tra questo spatio le dette due Chiese di S. Giovanni Batt., e S. Nicolo fu pieno detto spatio di case, e cresciuto d’Abitationi, quale aggiunta pure ben circondata da mura, ed alture, vi fecero due Porte una detta la Porta del Drago, che ora per corrotto vocabolo dicesi Petrao, e l’altra da Piedi; nelle quali habitationi vi si ritirarono quelli delli Casali dalla parte di basso cioè quelli del Casale di S. Maria del Castagneto, e S. Antonino, e quelli delli Casali di S. Giacomo, S. Salvatore, e S. Angelo, e con tal congiuntura le dette due Chiese di S. Giovanni Batt., e S. Noicolò si fecero Parrocchiali, con edificarsi più vaste, e con più altari di quelle prime erano. 
     E perché in detta nuova situatione d’Abitato, e costruttione di Parrocchie, vi erano molte casette antiche per comodo d’Abitationi, sino al numero di venti in pianta, e di più membri respective, queste restarono con tutti gl’Abitanti in esse, come attualmente sono, soggette a detta Matrice Chiesa, e Parrocchia di S.Pietro, nelle quali dal Paroco, e Clero di detta Chiesa di S. Pietro si vanno a ministrare solennemente i Sacramenti e Sacramentali all’Infermi… 
     Come pure fra detto tempo ut supra asserto, e per le medesime cause furono cresciute l’abitazioni, anche dalla paarte di sopra del Castello e proprio avanti alla Porta detta del Ponte, attaccata colle Carceri, e Case del Castellano, pure ben circondate da mura, ed alture con altre quattro Porte una detta la Porta della via del Cerro, che ora dicesi Porta via Cerro, un’altra Porta detta la Porta del Colle, che ora dicesi la Porta della Croce nova, un’altra Porta detta la Porta di S. Croce, seu di S. Rocco, che ora dicesi la Porta di S. Croce e S. Rocco, ed un’altra Porticella piccola al fosso detta ora delle Ripe. A quali Abitazioni vennero tutti quei delli Casali di S. Paolo, S. Leo, e S. Maria a Capraio, S. Cristofaro, e San Felice, e per la medesima causa la detta Chiesa di S. Pietro fu molto più ben edificata, ed ornata: Ciò perfettionato il Castello sopradetto cominciò a denominarsi Terra, e furono numerati i fuochi ascendenti al numero di 250, e circa due mila, e cento anime. 
     Le Case delle Campagne restarno disabitate, solamente ne restarno alcune vicino la Terra nel Casale di S. Salvatore, e S. Giacomo, come anche quelli attorno a S. Vito; a quali il detto Paroco di S. Pietro teneva delegati due Cappellano uno celebrava a detta S. Salvatore e l’altro a S. Vito, e questi benché vicini la Terra, pure erano perseguitati, e maltrattati da Furbi, per lo che risolsero finirsi di ritirare a costo detta Terra, e quelli rimasti nelle detti Casali di S. Salvatore, e S. Giacomo principiarno ad edificare altra nuova abitazione da vicino la sopradetta Porta detta da piedi fino ad una Casa, ed orto contiguo, che primieramente era del Cappellano della detta Chiesa di S. Salvatore, che era uno de Preti di S. Pietro, e per la medesima causa detta casa pure restò soggetta alla giurisdizione di S. Pietro, siccome sta attualmente, detta casa è l’ultima di detto Borgo, e si possiede dalla famiglia dell’Orsini, e nella quale presentemente ancora si esercitano le funzioni parochiali, e tutte le giurisdizioni espresse. 
     Quelli rimasti attorno S. Vito si ritirorno nel quarto di sopra con fare altri due nuovi Borghi uno avanti la Porta di S. Rocco, sino alla Fontana nuova, inclusavi della Chiesa di S. Rocco, e l’altro avanti la Porta del Colle della Croce nuova, come si vedono attualmente, maggiormente cresciuti, nelle quali nuovi Borghi si ritirorno molti, che dimoravano vicino detta Chiesa di S. Rocco. 
     E ciò sortito fattasi di nuovo nova numeratione de Fuochi, furono qualli calcolati sin’al numero di trecento, e uno, in Anime numero due mille e trecento in circa; dico 2300. 
     Prima l’impresa del detto Castello di Cusano era la lettera seu figura Q quadrato da tre Torri, poi doppo fatte l’altre due Parrocchie fu mutata con la guarnitione di tre Campanili”. 
     A questo punto possiamo dire che termina la narrazione cronologica e storica di Cusano, tranne altri pochi particolare che verranno in seguito riportati. 
 
 
CHIESA dei SS. PIETRO e PAOLO 
 
     Come si è visto, la Matrice Chiesa intitolata ai Principi degli Apostoli, sorse alla fine del V secolo, “in mezzo del Largo dentro esso Castello”, ed era l’unica Chiesa Parrocchiale, di modeste proporzioni, con l’altare dedicato alla Vergine della Libera, oltre il Maggiore dedicato ai SS. Titolari della Chiesa, al quale successivamente si aggiunse quello della Circoncisione del Signore, e poi “tre Cappelloni con Coretto, Cappellone e grata avanti Porta”. 
     Alla fine de XVI sec. Ritroviamo questo luogo sacro del tutto diverso da come lo modificò “la risorta del mille itala gente” che, dopo averlo ampliato, lo coronò con un armonico tetto a capriata e lo abbellì con finestrine che affacciavano nella navata centrale, ricca di pilastri in pietra calcarea finemente lavorata (3). 
     Mons. Savino alla fine del XVI sec. la trovò fornita di Sacrestia e Campanile, ed ornata dei seguenti Altari: 
-      il Maggiore, con annessa la Confraternita del SS. (4); 
-      quello di S. Onofrio, accanto al Maggiore, “a cornu evangelii”, costruito dai parrocchiani “ex devozione”; 
-      l’altare di S. Francesco, dei Cassella, sotto l’organo; 
-      di S. Leonardo; di S. Andrea dei De Martino; della Visitazione, dei Bianco; del SS. Nome di Dio con l’antica icona raffigurante la Circoncisione, poi divenuto Beneficio semplice di patronato dei Franco (%); ed infine l’altare intitolato a S. Bernardino, con statua lignea del Santo. 
Nello stesso 1596 furono demoliti gli altari di S. Onofrio, S. Leonardo e S. Bernardino, perché trascurati e disadorni del necessario. 
Nella S. Visita del 1641, oltre ai precedenti, troviamo ancora gli altari dedicati alla Concezione, con l’omonima Confraternita e nel 1651 quello di S. Pietro, di S. Maria del  Carmine di Giuseppe Muzio; di S. Maria della Libera anche esso con Confraternita (6); di S. Monica; di S. Maria delle Grazie e di S. Francesco Saverio, di patronato del feudatario, sulla cui parete destra, “in loco alto”, si apriva una finestra ricavata nel muro comune della Chiesa e del palazzo baronale, dalla quale i Signori di Cusano ascoltavano la Messa (7). 
La Chiesa fu poi rifatta quasi dalle fondamenta nel XVIII sec., “essendo negli anni scorsi cascata” (8) ed in tale periodo si costruirono forse le due porte laterali alla maggiore essendo la Chiesa, sin dalle origini alla fine del 1600, con un’unica porta. 
Delle tre campane, la prima più grande, posta sul campanile in uno dei tanti rifacimenti che il luogo sacro subì, e precisamente nel 1644, portava scolpito la scritta: “Iesus + Maria + Petrus + Paulus Apostoli, Me genda defensat, Populum iesus XPS Rex venit in pace. + Deus Homo cactus est + Verbum Caro factum est + Christus + Nobiscum state + A.D. MDCXXXXIIII — Victoria vocor De Cannelli Frassinensis fecit” (9); le altre due campane, la “mezzana” e la “picciola, seu campanella”, furon poste rispettivamente nel 1689 e nel 1703 (10). 
Mons.  De Bellis, che visitò la Chiesa nel 1689, l’anno successivo, cioè, al terremoto, ci fa sapere che la Chiesa non subì danni, come del resto l’intera Cusano. La memoria citata ci tramanda che, per tema che anche questa terra fosse distrutta, i cittadini “per molti mesi” dimorarono nelle campagne e precisamente “quelli di detta Parrocchia di S. Pietro uscirono la maggior parte fuori del Colle della Croce…”. 
 
CHIESA di S. GIOVANNI BATTISTA 
 
     Chiesa, come si è visto, originariamente “extra moenia” che venne a trovarsi poi, con quella di S. Nicola, circondata dalle abitazioni che sorsero tra la Porta di sotto, - detta poi di mezzo —, ed il fortino, chiamato poi la Torricella (11). 
     Fu innalzata a Parrocchia dopo l’anno 1100, essendosi trasferita la popolazione dei Casali di S. Giacomo, S. Salvatore e S. Angelo nei pressi delle due Chiese. In tale occasione fu ingrandita e sorsero in essa “più altari di quelli prima erano” (12). 
     Due documenti la vogliono eretta nel 1550 (13), ma tale data si deve riferire piuttosto ad un radicale rifacimento del luogo sacro, iniziato circa un ventennio prima, con la costruzione del portale che incorniciava la prta d’ingresso, a firma di Ferrante da Cerreto,nel 1537 (14), ed all’annessione della Cappella di S. Salvatore, a seguito della quale la Chiesa di S. Giovanni Battista divenne Arcipretale. 
     Alla fine del XVI sec. la Chieda era costituita da te navate e dalla Sacrestia. Non aveva tribuna e l’Altare maggiore era posto sotto un Baldacchino. 
     La soffitta era costituita da tavole connesse fra loro sulle quali poggiavano le tegole. 
     Aveva due porte e nella maggiore era il vestibolo: alla sua destra il Battistero. 
     All’Altare maggiore era annessa la Confraternita del SS. Corpo di Cristo. 
     Le Cappelle e gli altari erano, eccetto qualcuno, tutti di diritto patronato. 
     “A cornu evangelii” dell’Altare maggiore, quello intitolato a S. Agostino rinvenuto, nel 1596, spoglio delle suppellettili sacre. Era di patronato dei Calabrese (15). 
     Seguivano, a questo, gli altari intitolati a: 
-      S. Maria della neve, dei De Muzio; 
-      S. Leonardo, in una cappella, dei Simeone e poi dei Crocco; 
-      S. Onofrio, anche questo in una Cappella, con l’omonima Confraternita; 
-      Concezione, in una Cappella intitolata alla B. Vergine “sive S. Anastasia” (16), con quadro rappresentante i Misteri della Concezione: vi era annessa la Confraternita; 
-      S. Donato, sotto l’organo, molto trascurato nel 1596; 
-      Alla Concezione, posto sotto le scale che portavano all’organo. Il sottoscala creava una cappellina a forma circolare, molto antica. L’atto di S.Visita del 1651 dice che questo altare era di patronato dei Perfetto. 
Seguivano poi l’altare di S. Tommaso, del fu Giovanni Piazza; di S. Silvestro, degli Amato; della SS. Trinità eretto da Giovani Nicola Pirrotta; di S. Martino, dei Piazza ed infine di S. Angelo, posto “a cornu epistulae” dell’Altare maggiore, di patronato dei Barbato. “A latere evangelii altaris maioris” poi, era un altro altare intitolato a S. Maria Assunta del fu Nicola Piazza. 
Nel 1650 l’Altare maggiore fu ornato da una più grande icona, per cui Mons. Marioni dispose di trasferire l’altare di S. Angelo alla parete del Campanile, vicino la Cappella di S. Onofrio e vi istituì la Congrega intitolata alla Dottrina Cristiana (17). 
Nel 1663 la Chiesa venne restaurata e forse modificata: ciò lo si dedice dalla S. Visita che Mons. Moia vi fece in tale anno in quanto non potè visitare tutti gli Altari “stante fabbrica” 
Lo stesso atto, inoltre, ci fa conoscere che sotto la Chiesa era una camera, detta “lamione”, “quae a parte plateae publicae adest ianua por ingressu et exitu in dictae stantia, ubi refugiati commorantur, et quia pro causa dictae ianuae de die in dies oriuntur multa scadala”: per cui il Vescovo diede ordine di riempirla con materiale di muratura. 
In tale epoca non troviamo più l’altare della SS. Trinità, mentre troviamo quello intitolato a S. Elia e la Cappella di S. Francesco, della famiglia di Pietro Vitelli. 
La Chiesa non fu toccata dal terremoto del 1688. 
 
CHIESA di S. NICOLA 
 
     Altra Parrocchia citata sempre col titolo di “S. Nicolò”, come già si è accennato di sopra, era prossima a quella di S. Giovanni Batt. E fu innalzata a Chiesa parrocchiale nello stesso periodo di questa. 
     Mons. Savino (18) la ritrovò senza il Battistero ed il Parroco amministrava il battesimo ora nell’Arcipetrale ed ora nella Matrice. Solo nel 1639 viene citato il fonte battesimale. 
     La Chiesa era fornita di Sacrestia e di torre campanaria, con tre campane: ad essa era unita la Chiesa rurale di S.Maria del Castagneto. 
     Le Cappelle erano quelle del SS. Rosario e dell’Annunciazione della Beata Vergine, con le relative Confraternite delle quali quella dell’Annunciazione era più antica. Nel 1689 si arricchì di una statua lignea della Vergine del Rosario (19). 
Quest’ultima cappella era <<a cornu epistolare>> dell’Altare Maggiore. 
     Seguiva l’altare di S. Bernardino, eretto da Domenico Valente. 
     All’altro lato sorgeva l’altare dedicato a S. Antonio Abate dei Vitelli; seguivano quello di S.Mattia, degli Angeli; di S. Lucia, dei Maturo ed infine di S. Carlo Borromeo accanto all’Altare Maggiore, dalla parte dell’evangelo, di Nicola Fasio. 
     Nella S. Visita del 1614 troviamo citato l’altare di S. Maria Maddalena dei Della Porta (20); nel 1639 quello di S. Biagio con la Confraternita ed infine nel 1651 quello di S. Angelo, dei Barbato. Da ciò si deduce che la Chiesa dovette subire degli ampliamenti perché i detti altari si aggiunsero a quelli esistenti. 
 
 
DELLE CHIESE MINORI DI CUSANO 
 
 
     Le quindici Chiese “seu Cappelle”, dipendenti quasi tutte dalla Matrice di S. Pietro e Paolo, “sotto i titoli de’ diversi Santi…., edificate non in un istesso tempo, ma fra molti anni interpellatamene, secondo le buone intenzioni, e disposizioni de medesimi che abitavano in dette campagne in luoghi più folti di abitazioni….” (21), erano quelle dedicate a: 
 
 
CHIESA di S. ROCCO 
 
     Oratorio sito “extra moenia per iactum unius lapidis”, come leggiamo nell’Atto di S. Visita del 1596, era costruito a volta, con un unico altare ed un’unica statua lignea del Santo. 
     Annesso alla Matrice di S. Pietro, ogni anno il suo Parroco, accompagnato da tutto il Clero, celebrava una Messa solenne seguita da Processione. Il popolo era molto devoto a questa Cappella, devozione che aumentò con la “Pestilenza dell’anno 1656” (22). 
 
 
CHIESA di S. ANGELO o S. ANGELILLO 
 
     Edificata “per comodo de Genti fuggitive, et inquisite”, posta “sopra montagna sopra Calvaruso”, il Parroco di S. Pietro, “nel tempo d’està”, vi inviava un Sacerdote “per farli sentir la Messa, ed esortarli alla strada della salute, ed insinovarli il S.timor di Dio” (23). 
     Nel 1700 era una Cappella “diruta, ed appena si conoscono le mura fondamentali”: d’altra parte i documenti del XVI sec. già non la citano. 
 
 
CHIESA di S. PAOLO 
 
     Come pure tacciono su quest’altro antico luogo sacro, distante circa un miglio dal centro abitato. Il nostro ignoto memorialista ci dice che ai suoi tempi la Chiesa funzionava, ma aggiunge anche che “molte volte fra lo spatio dei molto tempo siasi tralasciato il celebrarvi”. Quindi è da supporre che, nei secoli che andiamo trattando, la Chiesa era trascurata ed il Parroco di S. Pietro, dal quale dipendeva, non vi celebrava. 
 
 
CHIESA di S. LEO 
 
     Altra Cappellina dipendente dalla Matrice e del tutto crollata nel 1700. Distante dal centro circa un miglio, sorgeva in un “querceto che sono moggia tre incirca”. 
 
 
CHIESA di S. MARIA a CAPRARO 
 
     Poco distante dalla precedente, sita proprio “ove dicesi Capraio” non abbiamo di essa altra notizia che il suo nome. 
     Nel XVIII sec. il territorio dove sorgeva era tenuto a censo enfiteutico. 
 
 
CHIESA di S: FELICE 
 
     Distante dal Castello circa mezzo miglio, sita “ove al presente si dice S. Felice…, attualmente sta diruta, però si conoscono le mura, e fra l’altro il muro da dietro del nicchio del Altare”. 
 
 
CHIESA di S. CRISTOFORO 
 
     Luogo sacro legato a memorie storiche del nostro Sannio: infatti in esso “vi furono le monache fuggite da Benevento dall’antico Monastero di S. Sofia le quali erano custodite da Persone delle famiglie beneventane… Poi, essendosene le medesime ritirate di nuovo a Benevento, restò detta chiesa vacua, e di quelli beni che avevano comprato per loro uso, hoggi n’essige l’usufrutto detta S. Sofia di Benevento. In questa Chiesa, doppo essersene andate dette Moniche vi vennero due Secchioni, quali fecero vita romita in detta Chiesa, e per bontà della lor vita, venivano chiamati i santi, a qual effetto i territori ivi vicino, si chiamavano i Capi de santi…, solo si conoscono le mura di detta Chiesa”. 
     Da quanto sopra, quindi, si deve dedurre che alla Chiesa doveva essere annessa una casa che, all’occorrenza, funzionò da Convento e poi da eremo. 
 
 
CHIESA di S. ANTONINO 
 
     Altra Cappella “della quale appena si conoscono i fondamenti”, era distante dal paese più di un miglio. “Per corruttela di lingua dicesi S. Andrino”. 
 
 
CHIESA di S. MARIA del CASTAGNETO 
 
     Chiesa anch’essa rurale, così detta perché, secondo la tradizione, l’effige della Vergine fu trovata nel cavo di un annoso castagno. Viene citata in un Rescritto papale del 1342 (24), ornata da una statua lignea di stile romanico (25). E tale sua antichità ci viene confermata dalla citata memoria, la quale aggiunge che “nel tempo che si fondono l’altre Parrocchie,… fu annessata alla Venerabile Chiesa e Parocchia di S. Nicolò. 
     Ai tempi di Mons. Savino era funzionante ed aveva un solo altare (26). 
 
 
CHIESA di S. VITO 
 
     Sita nel luogo detto “il Campitello” e distante dal Castello “per ictum unius archibusci” (27), conservava Reliqui del Santo al quale era intitolata (28). 
     Costruita a volta, aveva una campanula e due piccole camere annesse ai lati le quali ospitavano spesso un eremita (29). 
     Beneficio del Seminario telesino, nel 1603 incorporò i Benefici della Chiesa di S. Vito di Telese. 
     Con il terremoto del 1688 subì qualche lieve danno, peraltro subito riparato (30). 
 
 
CHIESA di S. GIACOMO 
 
     Altra Chiesa “messo miglio distante …, stà diruta, solamente si conoscono le mura da dietro l’altare” (31) Era posta nel luogo detto “la Corte” (32). Era Beneficio semplice “sine cura” (33). 
 
 
CHIESA di S. ANGELO 
 
     Anche quest’altro antico luogo sacro alla fine del XVI sec. non esisteva più. Si trovava poco distante da Cusano, nel luogo detto “Riviola”. 
 
CHIESA di S. SALVATORE 
 
Beneficio della Chiesa di S. Giovanni Battista. 
     “Dalla possessione di detto Beneficio il Paroco di essa Chiesa acquistò il detto nome di Arciprete” (34). 
     Distava un quarto di miglio da Cusano. 
 
 
CHIESA di S. MARIA delle GRAZIE e S. SEBASTIANO 
 
     Sino al 1656 apparteneva a S. Pietro, poi, “perché in detto anno fu la Pestilenza generale fu edificata avanti la medesima altra Chiesa più vasta, sotto il titolo di S.Sebastiano, Padrone di detto morbo e per la medesima causa ora sono, così unite, soggette a della Chiesa di S. Giovanni Batt.”. 
     Con questi due ultimi luoghi sacri, termina la descrizione che l’ignoto memorialista fa delle quindici Chiese disseminate nel territorio di Cusano e delle quali, come si è accennato, nei sec. XVI e XVII ne funzionavano solo quattro. 
     Infine la Chiesa dedicata a S. MARIA DELLA PIETA’ fu costruita dopo il terremoto del 1688, in ex voto e con le elemosine dei fedeli, per essere stata Cusano risparmiata dal flagello. 
     Costruita “extra muros” (35), in luogo campestre, sorgeva là dove “in una Casetta di tavole il Paroco di S. Pietro teneva i Sacramenti, e Sacramentali” durante i “molti mesi che gli abitanti di Cusano… furono astretti dimorare in campagna… per il timor dell’orribile Terremoto, che distrusse le antiche terre di Cerreto, Pietraroia, e Civitella” (36). 
     I parrocchiani si S. Pietro, aggiunge la Memoria, “fecero voto ogn’anno in detto 5 giugno farvi la Festa con primi, e secondi Vesperi, messa cantata, e Processione”. 
     Con gli stessi intendimenti e per la stessa ragione innalzarono, sempre nel 1688, una seconda Cappella e la vollero dedicata alla SS. CROCE. 
     Quest’altro luogo sacro sorse così su una collina detta “il Castelluccio” la quale, dopo la sua erezione, venne ribattezzata col nome di Monte Calvario (37). 
 
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note: 
 
(1)      A.C.V.: Fondazioni e Statuti di Chiese: Cusano Mutri. Ms. inserito nel Vol. I, al n. 7, col titolo: “Cenno di Storia patria di  Cusano”. 
(2)      Si tratta di Felice II, perché il precedente fu antipapa. Successe a Simplicio nel 483 e morì nel 492. Cfr.: C.Falconi: Storia dei Papi, vol. II — Cei, Firenze, 1968. 
(3)      E’ possibile ammirare ancora oggi questo gioiello di architettura romanica dopo i restauri eseguiti nel 1962. 
(4)      L’Altare magg., di stile barocco, fu portato a Cusano all’inizio del secolo passato dalla Chiesa di S. Domenico Maggiore di Napoli, Cfr.: Napoli Mobilissima: Vol. XI, pag. 11 e segg. 
(5)      A.S.B.: Istr. Per Notar Ettore Cappella, 26 agosto 1693. Istitutori e fondatori furono don Benedetto e Donato Franco. 
(6)      Nel 1753 fu scolpita una statua lignea intitolata alla Madonna della Libera da Gennaro Reale, napoletano, e costò dic. 43 e mezzo — Cfr.: A.C.V.:Fondaz. E Statuti di Chiese: Cusano, Fasc. ms., vol. 2. 
(7)      A.C.V.:Fondaz. E Statuti di Chiese: Cusano, decreto del 18 ottobre 1684. Cfr. inoltre: A.C.V.: Atti Civili, Cusano 1719. 
(8)      A.C.V.: Ati Civili, Cusano 1750. 
(9)      A.C.V.: Fondaz. E Statuti di Chiese: Cusano, Fasc. ms., vol II, cit. 
(10)      Id. ibid. 
(11)      A.C.V.: Memoria cit. 
(12)      Id. ibid. 
(13)      A.C.V.: Corrispondenzaa, 1724 e Atti Civili, Cusano 1724. 
(14)      Attualmente questo portale incornicia il fonte battesimale. 
(15)      A.C.V.: Inventari e Platee, 1675. 
(16)      A.S.B.:Notar Mario Cappella, istr. 1 gennaio 1588. 
(17)      A.C.V.: Atti S. Visita per Mons. Moia, 1659. 
(18)      A.C.V.: Atti S.Visita per Mons. Savino, 1596. 
(19)      A.C.V.: Atti S.Visita per Mons. De Bellis, 1989. 
(20)      All’inizio del XVIII sec. questo Altare venne demolito per essere stato abbandonato dai proprietari ed al suo posto sorse quello intitolato a S.Vincenzo Ferreri. Cfr. A.C.V.: Atti Civili, 1715. 
(21)      Mem. Cit. 
(22)      Id. Ibid. 
(23)      Id. Ibid. 
(24)      A.M. Iannacchino, op. cit. 
(25)      Id. Ibid. 
(26)      A.C.V.: Atti S. Visita per Mons. Savino, 1596. 
(27)      Id. ibid. 
(28)      Memoria cit. 
(29)      Memoria cit. 
(30)      A.C.V.; Atti S. Visita per Mons. De Bellisi, 1689. 
(31)      Memoria cit. 
(32)      A.C.V.: Inventari e platee: Bollario, 1579-1619. 
(33)      Id. ibid. 
(34)      Mem. cit. 
(35)      A.C.V.: Atti S. Visita per Mons. De Bellis, 1689. 
(36)      Mem. Cit. 
(37)      « Nell’interno della Chiesetta, al di sopra dell’altare eretto per la pietà della famiglia Firacani, si trova una Flagellazione di Cristo, tela di molto pregio, attribuita a Luca Giordano o a qualche buon pittore della sua scuola. Non può escludersi, però, che la bella opera sia proprio dovuta al pennello del Maestro che, quando fu edificato il tempio, aveva 56 anni”. Da “La Croce” del 12/3/1961. 
 
200309